79. Il sabba e la caccia alle streghe.

   Da: H. Kamen, Il secolo di ferro, Laterza, Bari, 1975

 Il fenomeno della stregoneria, emerso gi negli ultimi secoli del
Medioevo, ebbe il suo apice nel Cinquecento e nel Seicento,
quando, come spiega lo storico inglese Henry Kamen, agli occhi di
teologi e di intellettuali quella che era stata magia e
superstizione popolare apparve sempre pi come un sorprendente e
diabolico complotto internazionale, che stava allontanando da
Cristo e dalla religione centinaia di migliaia di persone,
soprattutto donne.


   La pratica della stregoneria, che alle orecchie moderne non
suggerisce altro che l'uso antiquato di oscure cerimonie
smascherate molto tempo fa da secoli di razionalismo, costitu  un
punto talmente importante nell'esistenza degli europei del
Cinquecento e del Seicento, che a causa di ci centinaia di
migliaia di loro furono giustiziati. Una persecuzione di cos
vaste proporzioni, che soltanto di recente ha cominciato a
richiamare l'attenzione che merita, si pu dire che sia sorta
contemporaneamente dalla superstizione popolare e dalla
fantasticheria teologica.
   La superstizione popolare non aveva nulla di pi complicato
della magia folcloristica, la magia bianca e nera delle
collettivit rurali. Possiamo definire bianca la magia  che si
riteneva capace di rimedi e soluzioni non ottenibili in via
ordinaria. Predizione dell'avvenire, filtri d'amore, incantesimi
per guarire, ritrovamento di oggetti smarriti, rientravano in
questa categoria. Ci che la religione e la medicina non
riuscivano a dare, veniva offerto dalla magia bianca. La magia
nera era l'opposto dell'altra e si riferiva in genere a due cose:
ottenere con mezzi diabolici lo stesso servizio di solito reso
dalla magia bianca e fare deliberatamente del male (maleficium)
per mezzo della magia. Per esempio, un maleficium poteva
consistere nell'inviare la maledizione alle persone, oppure nel
fare ammalare il loro bestiame. Sia la magia bianca che quella
nera svolsero, agli inizi dell'epoca moderna, una riconoscibile
funzione sociale: in un certo senso furono entrambe attivit
razionali.
   Nel momento in cui la comune magia folcloristica europea
divenne irrazionale fu quella in cui il diavolo fece il suo
ingresso nella storia. Fu quando la dottrina del sabba [presunto
convegno notturno di streghe e stregoni, avvenuto di sabato, da
cui il nome, durante il quale si adorava il diavolo] incominci a
essere seriamente considerata, nel Trecento e nel Quattrocento,
che il problema della stregoneria prese veramente corpo. Due
furono le componenti del sabba che impressero alla stregoneria una
tendenza del tutto nuova e le attirarono addosso la collera delle
autorit. In primo luogo, gli incontri delle streghe al cosiddetto
sabba presupponevano l'esistenza di una confraternita, una
confraternita perversa che per la sua natura non poteva essere se
non internazionale; in secondo luogo, dato che lo scopo della
riunione era la presunta adorazione del diavolo, tutte le streghe
si erano decisamente legate a Satana e avevano rinnegato Cristo.
L'antica magia popolare si era estesa in una minaccia diabolica, e
in quanto diabolica i teologi intervennero con le loro
osservazioni. Grazie alla fertile mentalit teologica, il Malleus
Maleficarum [Il martello delle streghe] (1486) divenne il primo
di una lunga serie di manuali stampati, che pretendevano di
analizzare la stregoneria.
   La distinzione tra magia nera e bianca si fece improvvisamente
improrogabile. Il delitto, che secondo i giuristi e i teologi
doveva essere punito con la morte, era quello del maleficium, o
fattura. Era questo che comportava i rapporti sessuali con il
diavolo, il trasferimento nel luogo del sabba (spesso per una
ventina di miglia), l'armonia con demoni familiari, l'inaridimento
dei raccolti, l'assassinio dei bambni e la maledizione mortale
contro i loro genitori. Coloro che intendevano scovare
l'incantesimo, potevano apprendere i sintomi leggendo uno
qualsiasi dei numerosi manuali scritti da uomini di intelligenza
veramente molto elevata: per esempio, quelli del grande giurista
Jean Bodin (1580), del vescovo coadiutore di Treviri, Peter
Binsfeld (1589), del presidente del tribunale della Borgogna,
Henri Boguet (1591), del procuratore generale della Lorena,
Nicolas Rmy (1595), oppure dell'illustre gesuita belga Martin del
Rio (1599). Questi autori attinsero le loro prove dai processi del
Cinquecento e furono considerati essi stessi degli specialisti in
materia dai successivi cacciatori di streghe. In parte a causa
loro, la gente venne a sapere del sabba e del grande complotto
diabolico che vi era implicato. In questo quadro l'Inghilterra fu
l'unica eccezione. Per l'intero periodo fino alla met del
Seicento non vi furono mai condannati n streghe n stregoni per
colpa del sabba e dell'arte diabolica. In Inghilterra una strega
veniva imputata per quello che era, per aver causato maleficium, e
mai (eccetto forse dopo il 1645) per fare parte di una setta di
adoratori del demonio.
   Di che specie erano le persone processate per stregoneria? Nel
tentativo di spiegare una pazzia che tenne in pugno un continente
per oltre un secolo, alcuni storici hanno cercato di associare la
stregoneria alle zone montuose e remote. Lo storico tedesco
Hansen, per esempio, mise in rilievo che la superstizione nacque
soprattutto sulle montagne delle Alpi e dei Pirenei. Sottoline il
fatto che il nome dato a un gruppo di eretici alpini - i valdesi -
gi nel Quattrocento veniva dato anche alle streghe in Francia,
quasi a conferma non solo della loro comune eterodossia ma anche
delle loro origini alpestri. La teoria  allettante. La pi forte
esplosione di pazzia spagnola, quella del 1610, avvenne nei
Pirenei; in Francia, come rammenta Pierre Delancre, scoppi a
Tolosa e nei Pirenei francesi. Il celebre cacciatore di streghe
Henri Boguet ag verso la fine del Cinquecento nelle regioni
montuose della Francia centrale. Analizzando alcune zone in cui la
pazzia per le streghe imperversava, risulta che la maggior parte
delle vittime proveniva da localit lontane e relativamente
impervie, con un basso livello culturale e con uno scarso stato di
servizio riguardo alla professione di fede cristiana. Dove Cristo
non era arrivato, le antiche superstizioni popolari avevano ancora
il sopravvento. [...].
   La stragrande maggioranza delle presunte streghe erano donne,
in genere vecchie. Di conseguenza erano per lo pi vedove, sebbene
vi fossero anche donne sposate. Le streghe giovani erano rare.
Moltissime di quelle donne credevano veramente nei loro poteri
magici, e molte erano del tutto convinte di essere trasportate nei
sabba e di avere avuto rapporti sessuali con il diavolo. Tutto
ci, sul piano della superstizione popolare, non presentava nulla
di strano. I contadini italiani dello stesso periodo, i quali
credevano nel culto dei benandanti, erano convinti di avere la
facolt di lasciare i loro corpi di notte e di uscire a lottare
contro le potenze delle tenebre. Tuttavia quello dei benandanti
era un culto puramente locale, tribale, che non aveva nessun
collegamento con i maleficia. Ci che sconcertava i tribunali che
giudicavano la stregoneria era il fatto che, caso per caso, gli
accusati ripetevano praticamente le stesse storie, e che queste
storie si differenziavano pochissimo da un paese all'altro, sicch
da un capo all'altro dell'Europa emerse la terrificante visione di
centinaia di migliaia di anime non pi cristiane, votate al
servizio di Satana.
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